Sessant’anni fa, tra il 1942 e il 1943, il paese di Nonantola (prov. di Modena) fu luogo di un episodio di solidarietà umana e di salvataggio a favore di 73 ragazze e ragazzi ebrei, profughi dalla Germania e dall’Austria, e dalla Jugoslavia, da parte della comunità locale. In quel periodo giunsero e soggiornarono a Villa Emma due gruppi di ragazzi ebrei di varia nazionalità accolti in una villa ottocentesca chiamata Villa Emma, messa a disposizione dalla DELASEM, l’organizzazione per l’aiuto ai profughi ebrei in Europa.
Con l’occupazione nazista dell’Italia, il rischio di deportazione e morte si fece imminente anche per i giovani ospiti di Villa Emma. Nonantola dimostrò allora di sapere trasformare l’ospitalità in vera amicizia e fratellanza: nel giro di poche ore tutti i ragazzi e i loro accompagnatori furono nascosti e protetti all’interno del Seminario della Chiesa Abbaziale, dalle suore e presso famiglie di contadini, artigiani e commercianti del luogo. Nei giorni e nelle settimane successive, grazie all’opera di Don Arrigo Beccari, del Dottor Giuseppe Moreali e di diversi cittadini venne organizzata la loro fuga in Svizzera. Si salvarono tutti tranne uno e molti di loro, alla fine della guerra, andarono a vivere in Israele dove tuttora risiedono.
La storia dei ragazzi ebrei di Villa Emma è una vicenda esemplare di rilievo europeo in cui si possono leggere i valori universali di solidarietà e speranza, che coinvolge per la sua semplicità ma anche per la sua grandezza; una storia di resistenza civile è fatta da persone che diventano, per le loro scelte, un esempio, diventano ”giusti” nella loro dimensione quotidiana. Come dice ancora oggi uno dei protagonisti principali, Don Arrigo Beccari : “…era giusto così, non c’era altro da fare”.
La singolarità di questa vicenda sta nel comportamento della comunità tutta, anche quella non coinvolta direttamente, che ha permesso “l’azione dei giusti”, non ostacolando, ma condividendo tacitamente le loro scelte. Proprio perché questo episodio racchiude in sé enormi potenzialità di testimonianza, di formazione e di percorsi educativi, la Fondazione che si costituisce ne fa il proprio perno motivazionale principale.